giovedì 15 dicembre 2011

i figli di Ulisse

foto tratta da "Roma sparita"
Dunque spariranno i treni del sole, cioè quei convogli che partono dalla Sicilia di sera e viaggiano tutta la notte per arrivare a Milano, Torino, Venezia e tanti altri "nord" nel pomeriggio del giorno dopo e viceversa.
Chi non ha mai visto nelle grandi stazioni del nord quei treni lunghissimi, quasi venti carrozze, di solito posizionati nei binari centrali, quelli più lunghi, con tutte le carrozze a cuccette o vagoni-letto più la carrozza ristorante? Con intorno tutti i riti delle partenze e degli addii, delle valigie piene e dei bambini vocianti?
Quelli che di solito sono sempre in ritardo perchè vengono da lontano, da Siracusa, da Agrigento, da Palermo, da Crotone o Reggio Calabria e via discorrendo; quelli che ricordano l'Orient-Express o una Transiberiana in tono minore e che, a loro modo, hanno scritto e descritto, soprattutto nei primi decenni del dopoguerra, una sorta di storia  della transiberiana italiana.
I treni dell'inconscio e della storia, che viaggiano di notte e trasportano un campionario variamente assortito di umanità, con odori necessariamente mescolati e forti, come le lingue e i dialetti diversi che si intrecciano nei corridoi e da uno scompartimento all'altro.D'ora in poi non si faranno più questi lunghi viaggi notturni. Non si guarderanno più fuori dai finestrini le luci fioche dei lampioni delle stazioni che infrangono il codice del buio della notte. Si dovrà necessariamente spezzare il viaggio a Roma e si viaggerà su moderne frecce colorate e velocissime, dove si sta più scomodi, perchè gli spazi sono sempre più ridotti, (anche quelli dei bagni, neanche si fossero ridotti i "bisogni"), e si pagherà di più, ovviamente.

La storia e il "sentimento" dei treni di notte si comprende appieno solo avendo il cuore e la pancia al sud, poiché, anche se non si è mai stati  emigranti da copione, con valigia spaghettata e pane e soppressata al seguito,  si è comunque respirato il senso quasi mitologico dell'esodo e della separazione dai racconti di parenti e conoscenti.
Una traversata notturna, quella in treno,  che sapeva di biblico e che dura ancora oggi, per i nuovi, giovani e più disillusi migranti: non più semi-analfabeti come un tempo, anzi, carichi di studi, ma, se vogliamo, ancor più disperati e in preda alle  crudeli  incertezze della storia.
E, nel tempo, capita a noi falsi o mezzi migranti, così come è capitato a quelli veri, di ritrovarci prima o poi, nostro malgrado, aggrovigliati in un nodo intricatissimo di amore-odio, di desiderio nostalgico e di avversione verso quel sud, così difficile da metabolizzare e, nel contempo, così incrostante da risultare impossibile da rimuovere.
Inutile spiegarlo a chi non l'ha mai provato: è una forma-sentimento troppo carica di paradossi e di incongruenze, è la nostra eredità-maledizione che ci portiamo nel sangue, lo stesso di Ulisse: il primo viaggiatore nostalgico di cui un grande poeta abbia sentito il bisogno di scrivere.
foto tratta dall'archivio di Repubblica sui treni del sole
p.s.:mi sembra utile, se così si può dire, e non sdolcinato inserire in coda a questo post una canzone di Sergio Endrigo che, come appresi qualche anno fa ascoltando una bella trasmissione radiofonica, fu scritta in risposta ad un'altra canzone, stavolta di Bruno Lauzi, che trattava lo stesso tema ma in una versione più "fotoromanzata" che realistica.
  
  

1 commenti:

  1. Qualche volta ho preso quei treni, magari non dal sud, pezzi di storia di volti e di umanità

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