Erano
seduti nel cucinotto, dove lui si godeva la sua relazione quotidiana con la
pipa.
Nei
silenzi lievi e pensosi, che spesso intercorrevano tra loro, il sottofondo era
quasi sempre quello delle voci dei bambini dell’asilo accanto alla casa.
Non
c’era nulla di meglio delle voci dei bambini a fare da sottofondo: in fin dei
conti, loro erano due bambini che si erano ritrovati dopo tante tempeste, che li
avevano divisi alla nascita. In fondo, loro due erano due bambini mancati: perché
a suo tempo l’età infantile era loro sfuggita di mano, ma il suo ricordo e la
sua eco affettuosa erano rimasti intatti nel profondo, a vegliare.
Il
sottofondo delle voci infantili era perciò il più adatto, era l’infanzia
mancante, non spesa o troppo poco consumata nella sua stagione più vera, che ora correva, cantava, rideva,
litigava, si sbucciava le ginocchia, si andava insomma sfrenando sulle gambette
esaltate dei piccoli ospiti dell’asilo e da lì arrivava nelle loro orecchie .
Lui
le aveva raccontato di quando quel luogo era campagna, ai primissimi margini
della città e lei, che pure ricordava i
prati delle periferie di casa sua, provava ad immaginare come doveva essere
stato, prima che l’asilo esistesse: prati e orti forse, la pianura che viaggiava
liscia, unendosi presto all’orizzonte del cielo. E, quando c’era, la nebbia che li
colorava entrambi.
Però,
non le era mai piaciuta del tutto quell’idea di campagna e di isolamento, anche
se non ne era riuscita a capire subito la ragione.
Poi,
un giorno, scrivendone e raccontandolo capì: la campagna senza suoni, nelle imminenze
della città, pareva corrispondere simbolicamente alla solitudine di cui lui le
aveva tante volte parlato, solitudine che aveva accompagnato l’infanzia e l’adolescenza,
con punte di sofferenza e un senso penoso
di condizione senza uscita.
Era
meglio ora, con le voci infantili, le corse e i battibecchi: era quasi una
forma di risarcimento per il silenzio e la solitudine di tanti anni prima.


Questo è il blog Tez, una specie di risarcimento per la fetta di vita che non abbiamo ancora mangiato come vorremmo. Le periferie mutate le conosco bene anch'io, aver camminato a lungo per le vie del centro non mi ha mai fatto scordare cosa e com'era l'altra stagione della mia vita.
RispondiEliminaNessuno mi ha insegnato ad essere un bambino, ho imparato da solo...la luce di quegli anni c'è ancora. Sta qui per esempio fra queste righe e la canzone di Gaber. Mi dispiace solo non poter commentare questo post: ho solo voglia di rileggerlo. Semu ricchi e nuddu u sapi Tez.
Mmmmmmmmmmmmmmmmmm
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